Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

giovedì 16 giugno 2016

Una primavera senza sole

Sul movimento di lotta contro la Loi-Travail in Francia

Alcuni comunisti della regione parigina  

[Volantino distribuito a Parigi, in occasione della manifestazione nazionale contro la Loi-Travail del 14 giugno 2016]
 
Questo testo vuole essere un contributo all'auto-comprensione del movimento sociale attuale; esso non aspira alla neutralità, né ad un consenso unanime: si tratta piuttosto di un tentativo di bilancio critico e di parte, che si propone di mettere in rilievo la specificità e i limiti del movimento. Di fronte a questi limiti, non abbiamo soluzioni miracolose da proporre; tuttavia pensiamo che essi debbano essere nominati e discussi, affinché altre vie diventino anche solo pensabili – tanto più che il rischio che il movimento venga seppellito a breve termine, non è trascurabile.

lunedì 6 giugno 2016

Il Lato Cattivo n. 2 - Editoriale

È in uscita a giugno il secondo numero della rivista (60 pagine, 3 euro). Qui di seguito è possibile scaricare integralmente l'Editoriale e l'Indice. Per ordini scrivere a: il.lato.cattivo@gmail.com

[…] non si può salvare una costruzione teorica a costo di sacrificare la realtà; ma nemmeno darsi ad un puro elogio del presente, a discapito di un solido inquadramento teorico. Siamo allora tornati per l'ennesima volta alla sorgente – che non poteva che voler dire: a Marx – allo scopo di giungere ad una comprensione della fase attuale che fosse il più dialettica possibile, che contenesse cioè nella comprensione positiva delle cose, anche il loro ineluttabile tramonto, la loro distruzione necessaria. Quella che nel primo numero de «Il Lato Cattivo» compariva come «l'epoca delle rivolte» […] si precisa come una fase di rivolte politiche caratterizzate dall'interclassismo e dall'egemonia della classe che meglio esprime questo interclassismo: la classe media. Anche qui, sarebbe stato facile accomodarsi sul carattere «transitorio» di questi dati, dirsi semplicemente: passerà. Ma bisogna essere in grado di spiegare perché. Ovvero: (far) intravvedere in cosa potrebbe consistere il superamento di questa fase, il suo ineluttabile tramonto; mostrare, insomma, che la rivoluzione comunista non è un'immensa manifestazione di piazza o un «movimento sociale», estesi su scala mondiale. In un testo di gioventù, Marx scrive: «La rivolta industriale […] può essere parziale fin che si vuole, essa racchiude in sé un'anima universale; la rivolta politica può essere universale fin che si vuole, essa cela sotto le forme più colossali uno spirito angusto». Per riprendere e riattualizzare la formula, era necessario trasporla nella configurazione odierna del «geroglifico sociale»: individuare i fondamenti della «rivolta politica» e della «rivolta industriale», e la frontiera che le separa; cogliere il processo attraverso il quale (oggi) la prima assorbe la seconda; figurarsi il processo inverso – rovesciamento della praxis! – per mezzo del quale la seconda potrebbe (domani?) dissolvere la prima. Cos'è oggi questo «spirito angusto» della «rivolta politica»? Che ne è della «rivolta industriale» e della sua «anima universale»?

giovedì 3 marzo 2016

Califfato e barbarie (seconda parte)

Tristan Leoni

[Tratto dal sito francese DDT21 e tradotto a cura della nostra redazione; il testo (prima e seconda parte) grazie ai/alle compagni/e del Centro di documentazione «Porfido» di Torino, è ora disponibile anche in formato cartaceo.]

Progetto utopico di costruzione di uno Stato su basi interamente nuove, l'IS rappresenta più un'islamizzazione della rivolta che una radicalizzazione dell'Islam, eco di una confessionalizzazione che ritroviamo un po' dappertutto, dalla destra conservatrice americana alle banlieues francesi. La sua violenza non è ascrivibile a un estremismo peculiare dell'Islam, ma dipende dal fatto che in un contesto caratterizzato da guerra civile e da interventi militari stranieri, il fanatismo religioso va a nozze. 

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mercoledì 17 febbraio 2016

Oltre la democrazia

Gilles Dauvé e Karl Nesic

[​Il volume, 196 pagine al costo di 13,50 euro, può essere ordinato in libreria, presso l'Editore oppure scrivendo a il.lato.cattivo@gmail.com. Qui di seguito è possibile scaricare l'Introduzione dei curatori.]

Riallacciandosi implicitamente a Marx, [questo libro] mette in luce come la pregnanza e la vitalità della rivendicazione democratica – anche e sopratutto da parte di coloro che ne esperiscono gli «effetti collaterali» piuttosto che i benefici – affondi le sue radici al cuore di ciò che struttura (e non ha mai smesso di strutturare) la società moderna, ossia il rapporto salariale – e, più precisamente, nel suo sdoppiarsi in rapporto di produzione e rapporto di distribuzione. [...] Benché siano i rapporti di produzione a determinare i rapporti di distribuzione, fintanto che i primi si riproducono, altrettanto fa la sfera della distribuzione che – tramite il suo pendant, la politica – diviene il piano privilegiato in cui i conflitti sociali si manifestano e si regolano. (Dall'Introduzione)

Introduzione dei curatori (formato pdf) »

sabato 9 gennaio 2016

Califfato e barbarie (prima parte)

Tristan Leoni

[Tratto dal sito francese DDT21 e tradotto a cura della nostra redazione; il testo (prima e seconda parte) grazie ai/alle compagni/e del Centro di documentazione «Porfido» di Torino, è ora disponibile anche in formato cartaceo.]

I giorni del Califfato sono senz'altro contati, ma la domanda rimane: perché funziona? [...] Costruire uno Stato facendo la guerra pressoché a tutte le potenze del pianeta, è un compito tutt'altro che agevole. Ciò che abbiamo descritto è meno un quadro socio-economico dell'IS a un istante t, che lo schizzo di un processo il quale, a grandi linee, si estende dall'estate 2014 all'estate 2015. È durante questo periodo, che un giorno forse sarà ricordato come «l'apogeo» del Califfato – quello della sua massima espansione – che l'IS si lancia nella costruzione di uno Stato, della sua amministrazione, e tenta di rilanciarne l'economia, pur garantendo alla popolazione un livello di vita accettabile.

mercoledì 9 dicembre 2015

Punk Islam

Dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre

Il Lato Cattivo

Con buona pace tanto di Hollande che di Al-Baghdādī, nessuno scontro fra civiltà eterogenee e irriducibili l'una all'altra è in corso, ma nient'altro che uno scontro intestino, che mostra una volta di più la plasticità di un modo di produzione – quello capitalistico – che sebbene trovi nella democrazia parlamentare la sua traduzione politica più adeguata, è capace di adagiarsi, almeno in via contingente, su quasi tutte le forme di governo, di organizzazione politica e di ideologia, masticando, digerendo e rimettendo in circolazione ogni tipo di materiale o sedimentazione storico-sociali. [...] I kalashnikov di Daesh sono la «follia» di un mondo la cui «ragione» è un F-16. Ora, ribadire simili verità è sacrosanto, ma è d'altronde il «minimo sindacale»: a questo stadio, non abbiamo – nel migliore dei casi – fatto che enunciare delle generalità, ancora al di qua di una vera analisi materialistica di ciò che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, qui da noi come in Medio Oriente. Limitarsi a questo, servirà al massimo a scandire qualche scialbo slogan, utile, nel migliore dei casi, a épater la bourgeoisie.

sabato 31 ottobre 2015

A proposito di «Ai nostri amici»

R. F.

Il testo che segue è una critica di Ai nostri amici, l'ultima impresa editoriale del Comitato Invisibile. Teniamo ad avvertire il lettore che tale critica non sarà assolutamente esaustiva, giacché il testo in questione meriterebbe di essere decrittato in maniera assai più profonda di quanto si possa fare nello spazio di poche pagine; ci limiteremo dunque ad esaminare alcuni dei postulati fondamentali che ci sembrano costituire il nucleo teorico del libro.
Ai nostri amici rappresenta un buon esempio di come un bricolage concettuale conservatore possa spacciarsi per rivoluzionario; farne la critica non è un'impresa agevole, tanto più che l'opera in sé è a prima vista densa, perfino sovraccarica. Ciononostante, dopo un'attenta lettura, ci si accorge che il suo cuore pulsante si riduce ad una manciata di deboli proposizioni, che potrebbero passare perfettamente inosservate nel magma all'interno del quale galleggiano.

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[Ora disponibile anche in formato cartaceo. È possibile ordinarlo scrivendo a il.lato.cattivo@gmail.com]  

mercoledì 26 agosto 2015

Sul metodo del «Capitale»

Preceduto da un'introduzione redazionale: «Metodo dialettico: un grosso malinteso?»

Roman Rosdolsky (1968)

[...] Ora, la domanda che bisogna porsi – e che in pochi si sono posti – è appunto se sia legittimo prendere per oro colato ciò che Marx ed Engels pensano o dicono di aver fatto della dialettica hegeliana. C'è naturalmente chi pensa di sì, e qui sta tutto il limite dell'approccio del genere «invarianza del marxismo», che è quello di voler salvare capra e cavoli, lasciando nell'indeterminato i nodi appena evidenziati: quanti metodi dialettici? metodo d'indagine o d'esposizione? struttura del pensiero o delle cose? delle cose naturali o delle cose sociali? Noi viceversa rispondiamo negativamente e cercheremo di spiegare perché [...]. (Dall'introduzione redazionale)

venerdì 29 maggio 2015

Due parole su Expo e il 1° Maggio milanese

Il Lato Cattivo

Il rapido sgonfiarsi delle velleità di Syriza e un timido accenno di ripresa economica in USA ed Unione Europea – ripresa ben reale, ma dettata soprattutto dall'abbassamento del prezzo del petrolio e dalla svalutazione dell'Euro – permettono ai buffoni di corte di gridare nuovamente al miracolo: l'uscita dalla crisi sarebbe dietro l'angolo. In verità, il break non è che momentaneo: il buon Michael Roberts, nelle sue Predictions for 2015, preconizza un'ultima altalena (ripresa-recessione-ripresa) prima che il ciclo di Kondrat'ev tocchi il suo punto più basso verosimilmente nel 2018. Ciò che è perfettamente plausibile. Intanto, nell'immediato, i tempi restano movimentati da improvvise fiammate: in primis, le rivolte del proletariato nero negli Stati Uniti (Ferguson e Baltimora) e di quello ebraico-etiopico in Israele. Qui ci occuperemo però del corteo del 1° Maggio a Milano, non fosse che per evidenti ragioni di prossimità geografica. Le letture fatte a caldo da protagonisti e osservatori partecipi della manifestazione milanese, sono state numerose e variegate (cfr. l'Appendice): abbiamo tentato di effettuarne una sintesi... di parte.

martedì 21 aprile 2015

Le classi

Intervention Communiste (1973)

Il movimento comunista non può essere còlto come un movimento positivo che si oppone al movimento del capitale: esso è viceversa il movimento pratico delle contraddizioni del capitale. Il comunismo non conquista alcun terreno, alcun settore, finché il capitale esiste: la sua vittoria non può che essere totale; esso non conquista delle riforme che il capitale in seguito si incaricherebbe di erodere, ma non fa che organizzarsi all’interno della sua contraddizione comunista, non fa che gestire – saremmo tentati di dire – la caducità del valore. Non è dunque questione di «conquiste del movimento comunista». Fondamentalmente, non possono esistere «settori della gratuità», anche se alcuni settori possono ben diventare gratuiti. Se la logica mercantile regna in un settore, essa non può che regnare ovunque.